I sogni nell’antica Grecia

Anche gli antichi Greci, come altri antichi popoli (Egizi, Babilonesi, ecc.), ritenevano che i sogni fossero rivelazioni dirette degli dèi, che avessero un valore oracolare e profetico. Tuttavia ad un certo punto il sogno diventa anche oggetto di indagine filosofica e razionale, perfino medica. Ma andiamo con ordine….

I Greci immaginavano che durante il sonno l’anima (se non ostacolata da preoccupazioni o malesseri fisici) si liberasse dal corpo e potesse andare verso altri mondi popolati da spiriti e divinità. Questa idea si ritrova nei Pitagorici, in Eschilo, Euripide, Pindaro, Senofonte, e in chi praticava l’Orfismo, che ha introdotto in Grecia l’idea di un’anima immortale nell’uomo.

Un’altra credenza molto diffusa, e testimoniata anche dalle opere letterarie, era che i sogni avessero un’origine trascendente, cioè si pensava che arrivassero da un’altra dimensione; I Greci non dicevano ‘ho fatto un sogno’, ma ‘ho visto un sogno’, perché nella loro concezione non erano loro a ‘farlo’, ma era “il Sogno” che veniva da loro in visita. Il sogno era un po’ come un ‘film’: una sequenza di immagini inviate nel sonno da un ‘regista’ divino.

I Greci descrivevano i sogni come immagini percepibili dalla vista, ma inconsistenti, prive di fisicità e concretezza, come se fossero un ‘fumo’ o ‘soffio’.  A volte vengono indicati col termine ‘eidolon’, che è lo stesso termine con cui si indicano le immagini dipinte o riflesse allo specchio: immagini senza corpo, prive di spessore, di vera realtà.

Sogni per intravedere il Fato (Destino)

Per gli antichi Greci il Fato (destino) è la forza a cui sono soggetti sia gli uomini sia gli dèi; le Moire sono le 3 divinità tessitrici che tengono in mano i fili del destino degli uomini: gli dèi non possono cambiarlo, tuttavia lo possono intravedere e comunicarlo in modo velato ai mortali, spesso proprio attraverso i sogni.

Per gli Greci, come per altri antichi popoli, i sogni che ‘vengono da dentro’ (cioè quelli personali, psicologici) non sono molto interessanti; è il sogno che viene da fuori (da Dio) il sogno importante: da quello si ricevono profezie che possono avere un valore enorme non solo per il singolo individuo, ma anche per tutta una città, perché può salvarla da un pericolo, ecc.  

Ad esempio, nel primo libro dell’Iliade, Achille vuole che si chiami un sacerdote o un oneiropólos (interprete di sogni) per sapere come scacciare la pestilenza che affligge il suo esercito.

Per i Greci più persone possono avere lo stesso sogno, o anche tutta una città: una volta tutti gli abitanti della città di Crotone sognarono la dea Era che vomitava bile; quindi era adirata, doveva essere placata. Quando una stessa entità sovrannaturale visita più persone, significa che il sogno è veramente importante.

Gli Oneiroi (ovvero ‘i Sogni’)

Nella mitologia greca non c’è un ‘dio del sogno’; i sogni sono attribuiti ad un gruppo di divinità minori che vengono chiamate ‘Oneiros‘ (al singolare, ‘Sogno’), ‘Oneiroi’ (al plurale, ‘Sogni’).
Non sono ben definiti, tuttavia emerge chiaramente che hanno un legame con il mondo infero, la notte, l’oscurità e il regno dei morti.

Esiodo definisce i Sogni, come ‘figli della Notte e fratelli del Sonno‘:

  • La Notte (Nyx) è una delle divinità più antiche della mitologia greca; avrebbe concepio gli Oneiroi da sola o, secondo altre versioni, con il fratello Erebo, dio delle tenebre infernali.
  • Il Sonno (Hypnos) nella mitologia greca è il fratello gemello della Morte; ha il potere di far assopire uomini e dèi, e inviare loro i Sogni.
Nyx, la notte, e i suoi figli Morte e Sonno
Notte insieme ai suoi figli, Sonno e Morte
La Notte vola accompagnata dal Sonno
Notte vola accompagnata dal figlio Sonno
Hipnos, dio del Sonno, rappresentato in una scultura con la testa alata.
Hypnos, il Sonno, rappresentato con la testa alata

Euripide dice che i Sogni sono figli di Gea (la Terra) e che sono dèmoni dalle ali nere.
N.B.: i dèmoni per gli antichi Greci non sono divinità per forza negative; un daimon è uno spirito assimilabile ad un ‘genio’; è un essere a metà strada tra il divino e l’umano; può essere buono o cattivo, ostacolare o favorire la comunicazione tra queste due dimensioni.

Nei poemi omerici il sogno appare al sognatore come personificazione di un dio, o come una creatura alata; si avvicina al capo del letto e gli parla, gli trasmette un messaggio.
L’Odissea individua una “terra dei sogni” oltre i corsi d’acqua dell’Oceano, vicino a Prati di Asfodelo, dove risiedono gli spiriti dei defunti.
Più tardi, in epoca romana, Ovidio riprende la mitologia degli Oneiroi specificandone meglio identità e mansioni.

Altre divinità della mitologia greca connesse ai sogni:

Hermes è il dio che la sera crea il silenzio, fa acquietare i cani, calare il sonno e talvolta anche la morte (è una divinità psicopompa). Con la sua bacchetta magica incanta gli occhi degli uomini e li fa addormentare. Quando i Greci andavano a dormire, brindavano un’ultima volta al dio Hermes, perché li facesse dormire bene.

Sogni erotici: i Greci li chiamavano oneirogmos e ritenevano che fosse il dio Pan a suscitarli. Pan, figlio di Hermes e di una ninfa, è il dio dei boschi, degli ecessi e dell’appetito sessuale; esprime le forze della natura selvaggia. Già ci si interrogava anche sul significato da dare alla corrispondenza tra sogno ed effetto fisico (erezione).

Visioni e allucinazioni: anche queste sono causate dagli dèi; in particolare:

  • Dioniso: fa vedere doppio e crea immagini illusorie (così agisce su Penteo, nelle Baccanti di Euripide).
  • Pan: il dio Pan, tra le altre cose, ha il potere di fare impazzire, turbare la mente con deliri, visioni, incubi, raptus, crisi di panico, forme maniacali a sfondo religioso o profetico. Anche la depressione, interpretata come un calo di energia, veniva attribuita a lui. Per gli antichi, Pan era il padrone del ‘limitare’, dei luoghi ‘soglia’. Le immagini che arrivano tra la veglia e l’addormentamento (ipnagogie) sono il regno di Pan. Lui aveva la capacità di addormentare e risvegliare.
  • Efialte: parente del dio Pan, insieme a lui suscita incubi notturni. Il suo nome letteralmente significa ‘colui che salta sopra’, ed era proprio uno spirito che impersonava l’incubo, inteso come peso sul petto.

Sogni di defunti e fantasmi: i Greci non facevano una grande distinzioni tra i sogni in cui compaiono i defunti e i fantasmi dei defunti; spesso le due cose coincidono. Nell’Iliade Patroclo appare in sogno ad Achille per chiedergli che il suo cadavere sia bruciato. Achille, commosso, tenta di abbracciarlo, ma l’immagine si scioglie come fumo e “squittendo come un pipistrello”.
I Greci infatti immaginano che i morti siano ombre ormai incapaci di dialogare; sono ‘insensati’, privi di spirito, di senno; parvenze senz’anima che svolazzano qua e là; così appaiono ad Ulisse quando va negli Inferi, nell’Odissea; solo quando bevono sangue possono parlare per un po’.
Nella cultura greca, la morte è una condizione infelice; Achille dice ad Ulisse che preferirebbe essere servo di un padrone povero, ma vivo, piuttosto che morto. Quindi una volta morti è meglio dimenticarsi della vita di prima: i morti bevono alla fontana di Lete, che provoca l’oblio delle loro vite.
Alcune correnti filosofiche e misteriche (Orfismo e Pitagorismo) credevano nella reincarnazione delle anime; dopo aver dimenticato la vita precedente, potevano reincarnarsi. Empedocle sosteneva che lui era sfuggito alla legge dell’oblio e si ricordava le sue vite passate.
– Nei Persiani di Eschilo appare il fantasma di Dario, evocato tramite un rito di necromanzia; non ha però molto tempo per parlare “Gli dèi del mondo sotterraneo sono più bravi a prendere che a lasciare”.
– Nelle Eumenidi, sempre di Eschilo, appare il fantasma di Clitennestra, che vorrebbe inviare le Erinni al figlio Oreste, per vendicarsi (lui infatti l’ha uccisa); ma le Erinni sono state addormentate da Apollo, protettore di Oreste; allora Clitennestra entra nei sogni delle Erinni, e trova così modo di farsi ascoltare da loro.

Ci possono essere sogni ingannatori

Nell’Iliade Zeus decide di inviare un sogno ingannatore ad Agamennone, comandante dell’esercito greco durante la guerra di Troia. Un Oneiros va rapidamente alla tenda dove Agamennone sta dormendo; si mette sopra la sua testa ed assume le sembianze di Nestore, il suo fidato consigliere; gli parla dicendogli che deve combattere contro Troia, perché la vittoria sarà sua. Quando si sveglia, ne parla con Nestore stesso, il quale gli dice che se fosse stato il sogno di un uomo qualunque non gli darebbe molto peso, ma poiché si tratta del sogno di un re, allora dev’essere degno di credito.

In un altro passo (V canto) si cita l’interprete dei sogni Euridamante, che non fu in grado di predire l’uccisione dei figli da parte di Diomede.

Nel XIX canto dell’Odissea, Penelope racconta ad Ulisse (che si nasconde sotto le false spoglie di mendicante) un sogno da lei «visto», nel quale un’aquila, dopo aver divorato le sue oche, le annuncia il ritorno del marito e la disfatta dei suoi pretendenti. La regina, però, non crede molto a questo sogno ed afferma:

“Due sono le porte dei deboli sogni: una è di corno l’altra d’avorio. Quelli che vengono passando attraverso l’avorio intarsiato sono ingannevoli, portano un vano messaggio. Quelli che vengono attraverso il lucido corno dicono il vero, quando un uomo li vede”.

Questo passaggio è molto interessante perché la simbologia del sogno viene spiegata nel sogno stesso (Aquila = Ulisse; oche = pretendenti). Ma soprattutto per la prima volta viene enunciata la distinzione tra sogni  veri e sogni falsi.

A volte, per spiegare i sogni ingannatori, si diceva che fossero inviati da spiriti malevoli, o da maghi oniropompi che usano i sogni per manipolare le loro vittime.
Nell’Iliade Omero racconta che gli dèi si servivano di sogni mendaci per punire i malfattori.

Il sogno è quindi un dono che gli dèi fanno all’uomo, ma ha una natura ambigua; può annunciare il futuro ma, oltre ad esprimersi in modo oscuro, con un linguaggio simbolico, a volte  potrebbe anche essere ingannevole, dire il falso; questo rende ancora più difficile decifrarne il significato; è necessario un bravo interprete.

L’oniromanzia nell’antica Grecia

Nella Grecia del periodo arcaico il valore profetico dei sogni era creduto per fede religiosa; è assai probabile che l’oniromanzia facesse  parte della religione ufficiale e fosse esercitata dai sacerdoti, in modo analogo a quanto avveniva in Mesopotamia e nell’Antico Egitto.

Gli antichi Greci, come anche altri popoli dell’antichità, erano soliti distinguere l’oniromanzia da tutti gli altri mezzi di divinazione. Mentre le pratiche divinatorie (epatoscopia, astrologia, profezia, ecc) erano tradizionalmente sotto il patrocinio di Apollo, dio della luce, l’oniromanzia veniva Invece collegata al mondo infero, alle divinità e forze ctonie (sotterranee).

Personificazione della Morte e di suo fratello Sonno, raffigurati come due fanciulli addormentati.
Morte e Sonno, suo fratello

I sogni infatti provenivano dall’ oscurità, dalla notte, dalle profondità della terra; anche per questo motivo l’oniromanzia è stata costantemente associata alla negromanzia (evocazione delle anime dei defunti). Anche la pratica dell’incubazione, non a caso, si svolge in luoghi sotterranei o prescrive di dormire stesi per terra, per facilitare il contatto con il ‘mondo di sotto’.

ARISTANDRO, L’INDOVINO DI ALESSANDRO MAGNO,
fu un famoso INTERPRETE DI SOGNI

Un famoso interprete di sogni fu Aristandro di Telmeso (Telmeso era allora patria di molti abili indovini). Un giorno Filippo il Macedone, futuro padre di Alessandro Magno, interpellò Aristandro relativamente ad un sogno che aveva fatto: sognò di aver chiuso con un sigillo recante un leone il ventre di sua moglie Olimpia; Aristandro disse che il sogno annunciava la gravidanza della regina, e che il nascituro avrebbe avuto il coraggio di un leone.
Quando Alessandro crebbe, volle Aristandro sempre al suo fianco; egli era un po’ il suo ‘mago Merlino’, il suo personale indovino di fiducia: lo accompagnò nelle sue campagne militari, dove interpretava i suoi sogni, svolgeva pratiche divinatorie, gli dava consigli. Alessandro si rivolgeva sempre a lui quando gli capitava qualcosa di strano che non riusciva a spiegarsi, e lui ne traeva predizioni.
Un giorno Alessandro sognò un satiro: Aristandro lo interpretò come presagio di vittoria, perché la parola ‘Satiro’ poteva essere scomposta in ‘Sa-Tyros’, ovvero ‘Tiro sarà tua’. Il presagio favorevole fu poi confermato, come d’abitudine, da un’altra pratica divinatoria: si sacrificarono degli animali e se ne osservarono poi le viscere.
A quanto pare, Aristandro aveva anche redatto un manuale di interpretazione dei sogni, che però non ci è giunto.
Quando morì Alessandro Magno, Aristandro profetizzò che chiunque avesse posseduto la sua tomba sarebbe stato padrone del mondo (nel corso dei secoli la tomba è stata molto cercata, ma tutt’ora senza successo).

Devono senz’altro essere ricordati due importanti manuali di onirocritica scritti da autori greci; uno è il famoso Libro dei sogni di Artemidoro di Daldi (II secolo d.C.), l’altro è il De Somnis di Sinesio di Cirene (373-414 d.C.). Ne parlo approfonditamente in altri post, altrimenti questo diventa infinito! ^^:

I sogni nel pensiero e filosofia greca

Molti importanti  filosofi dell’antica Grecia hanno riflettuto sull’origine e significato dei sogni,  con intuizioni che, molti secoli dopo, verranno confermate dalla psicologia e fisiologia del sonno.
Con l’affermarsi della filosofia, l’uomo iniziò a fare affidamento sulla sua razionalità e mise in discussione certi precetti religiosi; le classi più colte non credevano più che i sogni fossero messaggi degli dèi, e fu così che l’oniromanzia perse un po’ credito; tuttavia non fu mai del tutto archiviata, almeno per quanto riguardava le questioni di salute.

SOCRATE Ã¨ il primo a mettere in discussione certi aspetti legati al culto delle divinità; egli cerca conoscenza e verità basandosi sulla ragione, non su stati alterati di coscienza come sogni o visioni. Per Socrate il sogno è un luogo dove si realizzano desideri vergognosi, repressi durante il giorno.

PLATONE: è il primo che lega il sogno più che agli dèi al carattere dell’individuo: nel De Republica afferma che il contenuto del sogno dipende da quali parti di anima lo hanno prodotto: la ragione, il sentimento, o l’animalità. L’animalità prevale in chi è cattivo: i sogni di un tiranno tradiranno i suoi istinti più bassi.
Nel Simposio Platone (o meglio, uno dei personaggi, Diotima) definisce l’interprete dei sogni come ‘uomo demoniaco’, facendo riferimento all’origine dei sogni come prodotti da ‘demoni’; e uno di questi demoni è anche Eros.
Quindi Platone sotto molti aspetti anticipa Freud; per lui il sogno aiuta a capire meglio la personalità dell’individuo; inoltre nel sogno intravede un elemento ferino (o demoniaco) che risveglia gli istinti più bassi; è per questo che si sognano oscenità o atti violenti.

ARISTOTELE: nei Parva Naturalia (Piccoli trattati di Storia Naturale) si sofferma a lungo ad esaminare il rapporto sonno-veglia, i sogni e la divinazione per mezzo dei sogni. Non crede che gli dèi parlino agli uomini tramite i sogni perché se fosse così, gli dèi lo farebbero solo con gli uomini più buoni e saggi; ma visto che sognano tutti, non è possibile che tutti siano in comunicazione con gli dèi. Per Aristotele i sogni derivano dalle percezioni che riceviamo durante la veglia: fornisce anche una spiegazione fisiologica, affermando che le percezioni sottili vengono trasportate dal sangue verso il cuore (che lui individua come sede della coscienza) e lì riaffiorano come immagini rielaborate dalla fantasia nei sogni.
Aristotele fa anche riferimento ai sogni lucidi, osservando che “spesso quando si dorme, c’è qualcosa nella coscienza che dichiara che ciò che poi si presenta non è che un sogno”.
Per Aristotele i sogni profetici potrebbero spiegarsi come frutto di coincidenze o suggestioni; riconosce comunque un’utilità ai sogni da un punto di vista medico, in quanto capaci di fornire indicazioni sulle condizioni di salute psicofisica.

ERACLITO afferma che “Chi è sveglio partecipa al mondo comune, chi sogna si rifugia in uno suo proprio”; il sogno inizia ad essere visto come una questione privata, personale, che riguarda il mondo interiore dell’individuo.

DEMOCRITO: ha un pensiero materialista e per lui la realtà è fatta di atomi; secondo lui i sogni sono immagini emanate da oggetti e persone distanti: queste immagini derivano dalla loro forma esterna, o dai pensieri che una persona fa, ma la trasmissione viene deformata a causa della distanza.

EPICUREI: credono nell’esistenza degli dèi, ma escludono che possano in alcun modo prendere parte alle vicende umane, di cui fondamentalmente non si curano. Quindi non credono sia possibile che gli dèi parlino agli uomini nei sogni.

STOICI: al contrario degli epicurei, hanno una concezione più spirituale della vita e per loro i sogni hanno un certo credito; ritengono che i sogni possano derivare dalla divinità, da demoni, o da condizioni dell’animo. Credono anche nell’esistenza di sogni profetici perché secondo loro esiste una corrispondenza tra spirito dell’uomo e spirito dell’universo, tra macro e microcosmo.

ERODOTO: storico greco, nelle sue Storie, scrive “Le visioni che ci vengono in mente nei sogni sono, il più delle volte, le cose di cui ci siamo preoccupati durante il giorno”. Erodoto distinse tra /oneiros/ “il sogno profetico mandato da Dio” e /en-upnion/ “il sogno non predittivo”.

ANTIFONTE: era un filosofo greco vissuto nel V secolo a.C. (forse la stessa persona nota come Antifonte l’Oratore, o Antifonte il Sofista, o Antifonte di Ramnunte), a cui si attribuisce una ‘arte di evitare il dolore’: affiancando le cure che i medici praticavano agli infermi, offriva consulenza agli afflitti in un locale vicino alla piazza di Corinto, affermando di riuscire a sanare le loro angosce facendo domande e risalendo alle cause del dolore; in pratica, una sorta di psicoterapia ante litteram.
Fu anche autore del primo libro greco sui sogni, di cui sopravvivono pochi frammenti, ma che in antichità deve aver avuto ampia diffusione; questo libro viene citato sia da Cicerone sia da Artemidoro. A quel che dicono gli antichi, Antifonte aveva un modo di interpretare i sogni diverso, più ‘ragionato’ e meno ovvio rispetto a quello di altri indovini a lui contemporanei.

Sogni per guarire da malattie

Ippocrate, padre della medicina, usa i sogni come strumento medico

Secondo Ippocrate (460-377 a.C.), medico greco che possiamo considerare il padre della medicina scientifica, i sogni derivano dalle immagini che l’anima riceve di giorno. Egli si sofferma a parlare di sogni nel IV del suo trattato Sulla dieta, che è stato pubblicato separatamente con titoli quali il Trattato sull’igiene di Ippocrate o l’Arte di predire le malattie del corpo umano dallo stato del sonno. Ippocrate distingue due categorie di sogni:

  • i sogni divini, che lascia a «interpreti che possiedono l’esatta arte di trattare queste cose» 
  • i sogni di origine corporea, che sono responsabilità del medico.

Ippocrate non rifiuta la visione religiosa dei sogni, ma delimita le sfere di azione; recarsi in un tempio e rivolgere preghiere agli dèi può essere utile, ma anche il medico può dare buoni consigli.

Il modello medico ippocratico fa del corpo “la dimora [domicilio fisso] dell’anima”. Nello stato di veglia, l’anima è al servizio del corpo ed è rivolta al mondo esterno per svolgere vari compiti (percezione, movimento, ecc); invece durante il sonno l’anima rimane attiva ma può concentrarsi unicamente sul funzionamento interno del corpo. È per questo motivo che nei sogni si possono avere indizi, anche precoci, di malattia, e il medico sa come riconoscerli.
In genere i sogni piacevoli, ordinati, chiari e limpidi denotano salute; sogni angosciosi, confusi, disordinati e bizzarri potrebbero essere sintomo di malessere; il medico, allora, proporrà dei rimedi atti a riequilibrare il corpo; spesso consistono nel provocare il vomito (per depurarsi), e poi seguire una certa dieta.

I ‘templi del sogno’: praticare l’incubazione onirica per guarire

La fede nel valore terapeutico dei sogni resistette molto a lungo in tutta l’antichità; anche in Grecia sorsero templi dedicati a divinità con poteri curativi; spesso erano divinità ctonie (Anfiarao e Trofonio) perché si riteneva che la Terra fosse origine dei sogni e anche perché simbolicamente la si associava al corpo umano.
I templi più importanti divennero santuari sempre più rinomati: persone di ogni provenienza andavano in pellegrinaggio sperando di guarire: sorsero delle specie di centri turistici di accoglienza, con alloggi, divertimenti, palestre, teatri, terme, ecc. L’afflusso era tale che c’erano anche lunghe liste di attesa.

I pellegrini rimanevano lì più giorni: si preparavano con riti di purificazione, preghiere, offerte, sacrifici, e poi si stendevano a dormire nel luogo sacro, a volte per più notti consecutive, finché la divinità non appariva in sogno e guariva il dormiente, oppure gli suggeriva un rimedio per stare meglio.
I rimedi a volte erano molto drastici (tagliarsi un dito, gettarsi in un fiume gelato, assumere un cibo proibito, ecc) perché lo scopo era risvegliare, sbloccare certe energie mentali che dovevano servire a ristabilire un nuovo equilibrio psicofisico.

Tavoletta del tempio di Epidauro: una dormiente viene toccata in sogno dal dio che la guarisce.

I sogni erano interpretati da sacerdoti interni al tempio, ma anche esternamente c’erano moltissimi indovini e interpreti dei sogni, attirati lì dalla possibilità di guadagni migliori.

I sogni ricevuti dai pellegrini erano trascritti su tavolette di bronzo; i sacerdoti ne interpretavano il linguaggio simbolico e trascrivevano la spiegazione; poi conservavano queste tavolette che servivano come esempi per fare pratica ai sacerdoti successivi. Molte sono arrivate fino a noi.
Gli interpreti erano davvero abili, e lo stesso Freud nella sua Interpretazione dei sogni riporta significati che già quegli antichi sacerdoti avevano correttamente inteso.

Gli oracoli del sogno rimasero famosi per un millennio, protraendosi anche in era cristiana. Ecco i 3 più importanti:

Oracolo di Anfiarao, nella città di Oropo, si trovava a 50 km da Atene. I fedeli si preparavano facendo sacrifici e seguendo una particolare dieta libera da cibi impuri (maiale, cipolle, aglio, fave); poi assumevano vini speziati e un po’ di oppio; il sommo sacerdote conosceva la ierobotanica, ovvero la scienza delle piante sacre: l’oppio e la canapa possano stimolare sogni intensi e allucinatori.
Nel tempio c’era un dormitorio lungo 110 m, con giacigli appoggiati al muro. Ci si addormentava di notte, sotto la luna, distesi su pelli di arieti sacrificati. I sacerdoti, quando vedevano un dormiente che gemeva, si avvicinavano, lo destavano e si facevano raccontare il sogno, che trascrivevano subito su tavoletta.

Oracolo di Trofonio a Livadeia in Beozia: era una grotta sotterranea; a quel che racconta Pausania, il rito prevedeva che il consultante venisse portato a bere a due sorgenti, la prima di Lethe, per dimenticare la vita umana, la seconda di Mnemosyne, per conservare in memoria ciò che avrebbe appreso nell’altro mondo. A questo punto penetrava nella “bocca oracolare” introducendovi prima i piedi e poi le ginocchia; il resto del corpo era “tirato a forza”. Dopo qualche tempo in stato di semi-incoscienza il paziente veniva tirato fuori dai preposti all’oracolo e fatto sedere sul trono della Memoria. Infine usciva dallo stato comatoso, riprendeva la facoltà di ridere e poteva andare con il suo responso.  

Il tempio di Epidauro: era un tempio dedicato ad Asclepio, figlio di Apollo, dio della medicina. Anche questo luogo era un centro a cui accorrevano molte persone, ed era sia un santuario sia un luogo mondano, con alberghi, parco, bagni pubblici, ginnasio, ippodromo, molti templi, il più importante dei quali aveva un dormitorio di 70 metri dove si guariva sognando; si poteva essere miracolati e in effetti spesso vi venivano condotti anche dei moribondi.
Anche qui si facevano sacrifici di animali e si offrivano delle specie di polentine ai serpenti e ai cani, animali sacri ad Asclepio; erano ritenuti animali psicompompi, in grado di mediare tra al di qua e al di là, tra mondo degli dèi e degli uomini.
Si andava a dormire in una stanza apposita, chiamata Abaton o Adyton, che significa “luogo precluso ai non addetti”. Ai sognatori appariva Asclepio in forma a volte di giovane, altre di vecchio, oppure con le sembianze di un animale (cane, serpente, ecc), toccava la parte malata e il paziente si risvegliava guarito! Oppure il dio indicava la cura (bagni freddi, bagni caldi, ecc).
Potevano anche apparire altre divinità guaritrici legate ad Asclepio: Igea (figlia di Asclepio), o il centauro Chirone (esperto guaritore che educò Asclepio); o anche Iaso, Panacea, Macaone, Podalirio.

Stati di trance, visioni, danze estatiche

Trance oracolari

Nell’antica Grecia gli oracoli ebbero enorme diffusione; erano santuari di solito situati in grotte o luoghi sotterranei e sorgevano in ogni angolo del mondo greco; alcuni avevano importanza locale, altri erano molto famosi e richiamavano pellegrini che accorrevano da ogni parte per conoscere il futuro: prima dovevano svolgere rituali di purificazione, fare offerte, e poi avrebbero avuto la possibilità di interrogare l’oracolo facendo una domanda.

L’estasi era ciò che rendeva possibili gli Oracoli, essendo vissuta come momento di tramite fra la dimensione terrena e quella ultramondana. A volte lo stato di estasi veniva raggiunto artificialmente mediante l’uso di sostanze psicotrope.

La Pizia dell’Oracolo di Delfi, avvolta da fumi e vapori

L’ORACOLO DI DELFI: L’oracolo più importante e famoso fu quello del tempio del dio Apollo a Delfi, dove si poteva rivolgere una domanda alla Pizia, una veggente che dava i suoi responsi in una cella sotterranea del tempio. Si riteneva che il dio Apollo entrasse in lei e parlasse per suo tramite. È probabile che la Pizia vaticinasse in stato di trance, magari provocata da erbe psicotrope o dai vapori che esalavano dal terreno in cui sorgeva il tempio.

Secondo il mito, prima questo oracolo era sacro a Gea, ed Apollo, per impadronirsene, dovette sconfiggere un grande serpente che ne era il guardiano. Allora Gea per vendetta generò i Sogni e li mandò agli uomini perché potessero conoscere il futuro attraverso essi.

LE SIBILLE: Altro ordine di profetesse erano le Sibille, donne laiche che gravitavano presso un tempio di Apollo; ispirate dalla divinità, scrivevano i loro responsi sulle foglie e poi le liberavano al vento, che le disperdeva rendendo i i loro scritti ancora più ambigui, incerti, ‘sibillini’.
A Cuma, città della Magra Grecia situata nei pressi dei Campi Flegrei (presso Napoli), c’era una famosissima sibilla: la sibilla Cumana, che sarà punto di riferimento importantissimo anche per i romani.

Le danze delle Baccanti

Le Menadi o Baccanti erano seguaci di Dioniso, il dio dell’ebbrezza, della liberazione dei sensi, del furore che rende smaniosi, della vitalità istintiva. Dioniso aveva culti particolari, non normati dalla religione ufficiale.
Nei riti dionisiaci le Baccanti si ubriacavano con il vino e si dimenavano in danze sfrenate, perdendo ogni controllo di se stesse; si fondevano con il dio in uno stato di estasi, nell’enthusiasmós; sempre danzando freneticamente, andavano in giro in frotta, compiendo atti distruttivi e barbarici; nella furia del loro invasamento, davano sfogo ad una forza sovrumana.
Faceva parte del rito anche squartare animali a mani nude e nutrirsi delle loro carni crude. In questo modo veniva ricordato lo smembramento di Dioniso, operato dai Titani.
Secondo il mito, Dioniso era un ‘dio nato due volte’; Era, gelosa per l’ennesimo tradimento di Zeus, mandò i Titani ad uccidere il bambino. i Titani lo smembrarono, poi lo bruciarono, ma Zeus riuscì a salvare il suo cuore e a farlo rinascere (secondo alcune versioni tenendolo nella sua coscia). Era allora, non paga, lo rese folle.

L’enthusiasmós

Enthusiasmós (ἐνθουσιασμός), è un termine formato da en (ἐν, in) con theós (θεός, dio) e ousía (οὐσία, essenza). Letteralmente si potrebbe tradurre con “avere l’essenza del dio dentro di sé“. Gli antichi Greci lo usavano indicare la condizione di chi “è invasato“, posseduto da uno spirito divino. L’enthusiasmós fa profetare la Pizia quando è posseduta da Apollo; fa danzare freneticamente Menadi e Baccanti invasate da Dioniso; anche anche artisti e poeti sono presi da enthusiasmós, perché l’ispirazione artistica è considerata un invasamento che viene da un dio, solitamente Apollo.


FONTI:

LIBRI PER APPROFONDIRE:

Giulio Guidorizzi, Il compagno dell’anima. I greci e il sogno

Maurizio Bettini, Viaggio nella terra dei sogni

IMG: Evelyn de Morgan, id, Wikimedia, Waterhouse, Zde, John Collier

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