I sogni nell’ebraismo

L’ebraismo ha sempre avuto una particolare attenzione per i sogni. Gli ebrei, fin dall’antichità, si sono dimostrati attenti alla dimensione interiore e spirituale dell’uomo e hanno cercato di dare un senso alle visioni oniriche. Nella loro cultura il sogno ha sempre avuto un posto di rilievo e ha stimolato importanti riflessioni a tutti i livelli: religioso, spirituale, sociale, psicologico. L’ebraismo, nel corso della sua lunga storia, ha tentato non solo di interpretare i sogni, ma anche di comprendere il sogno come dimensione dell’umana esperienza.


TERMINOLOGIA:

Tanàkh: acronimo con cui si indicano le tre grandi parti di cui la Bibbia ebraica è composta, ovvero, Toràh (il Pentateuco); Neviìm (i Profeti) e i Ketuvìm (gli scritti storici e morali).

TALMUD: la parola significa ‘insegnamento, studio, discussione’; è uno dei testi sacri dell’ebraismo. Contiene gli insegnamenti e le opinioni di migliaia di rabbini su svariati argomenti (etici, filosofici, storici, giuridici, ecc).


Sogni, visioni e profezie nella Bibbia

Nella Bibbia, e in particolare nella Torah, si parla spesso di sogni; sono particolarmente famosi gli episodi in cui si si parla della visione della Scala di Giacobbe, dei sogni di Giuseppe (che fu anche interprete di sogni) e dei sogni di Daniele alla corte di Babilonia. Ma sogni, visioni e profezie occupano un posto importante in tutta la Bibbia.

Il sogno è uno strumento privilegiato del divino per comunicare con gli uomini:

«Se c’è in mezzo a voi un profeta, è in visione che mi rivelo a lui, è in sogno che gli parlo» (Primo Libro di Samuele).

Gli ebrei, come molte altre culture antiche, praticavano l’incubazione per ricevere nei sogni una rivelazione divina. Ad esempio, il profeta Samuele Â«si coricava e dormiva nel tempio di Sciloh davanti all’Arca e riceveva la parola del Signore» .

Tuttavia, accanto ai sogni veri, ispirati da Dio, ci sono anche molti sogni falsi e ingannevoli inviati da falsi profeti. in più punti la Bibbia mette in guardia dai falsi profeti; inoltre proibisce la divinazione:

«Non praticherai né la divinazione né l’incantesimo» (Levitico) .
«Se sorge qualche profeta o sognatore […] non ascolterete né le parole di questo profeta né i sogni di questo sognatore» (Deuteronomio) .
«Poiché così dice l’Eterno: Non lasciatevi ingannare dai vostri profeti che sono in mezzo a voi, né dai vostri indovini, e non ascoltate i sogni che vi date. È falsamente che ti profetizzano nel mio nome; Io non li ho mandati, dice il Signore». (Geremia).


Perciò la religione ebraica rifiuta la divinazione dai sogni operata da falsi profeti, ma non rifiuta in senso stretto i sogni, né si oppone a qualsiasi tentativo di comprenderli: solo tramite Dio si accede alla verità, perché il tempo e l’aldilà appartengono solo a Dio.

Il primo sogno che compare nella Bibbia

Il primo sogno che compare nella Bibbia riguarda Abramo, ma non è fatto da lui; Abramo ha una moglie, Sara, che presenta come sua sorella per evitare violenze o rapimenti; tuttavia il sovrano Avimelech la rapisce ugualmente, ma in sogno gli appare Dio: lo rimprovera per il rapimento e gli rivela che Sara è in realtà la moglie di Abramo; Avimelech si difende dicendo che lui non lo sapeva, e questo Dio glielo riconosce.

In questo episodio si vede come il sogno sia qualcosa che:

  • Fa vedere la realtà, fa chiarezza, porta alla luce la verità dei fatti.
  • Ha una missione etica, perché impedisce che venga compiuta una cattiva azione.
  • Mira a ripristinare la giustizia nel comportamento degli esseri umani.

Profeti e Profezie nella Bibbia

Il fenomeno della profezia non era limitato alla sola religione ebraica ma era presente anche in altre società e religioni dell’antico vicino oriente (Sumeri, Babilonesi, Fenici), tuttavia non ha assunto altrove la stessa importanza che aveva in Israele; in effetti la profezia ha in buona parte rappresentato e creato la stessa religione ebraica.

La profezia è un messaggio che Dio, attraverso il profeta, vuole far giungere agli uomini. Non è soltanto previsione del futuro, ma anche conoscenza d cose nascoste, degli eventi passati e presenti, rivelate da Dio stesso; alcune profezie possono essere semplicemente lodi ispirate, oppure commenti ispirati a eventi attuali;
La profezia è inoltre apprendimento, rivelato da Dio, della sapienza divina della Torah e della sua parte nascosta, la Qabbalah.
La condizione profetica può presentarsi in modo momentaneo o prolungato, in modo estatico o senza estasi; il profeta risulta tale sia per elevazione intellettiva e spirituale sia per visioni di angeli e manifestazioni divine o di Dio stesso.

Il Tanakh descrive la vita, l’operato e i detti (oracoli) di un notevole numero di profeti (e di alcune profetesse). Ad alcuni di questi sono attribuiti interi libri biblici.

Profeti maggiori: Isaia, Geremia, Ezechiele.

Profeti minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.

Altri profeti riconosciuti: Daniele, Samuele, Elia, Eliseo.

Nell’antica società ebraica, in particolare tra i secoli XI-V a.C., il profeta era una figura religiosa fondamentale. C’erano vari tipi di profeti:

  • Profeti istituzionali: “profeti” (perlopiù anonimi) citati al plurale, che sembrano avere nella società del tempo un ruolo istituzionale vero e proprio, principalmente legato alla monarchia (vedi p.es. 1Re22). Questi profeti, di fatto dipendenti stipendiati del re, non sono caratterizzati da una predicazione particolarmente antagonista e riformista. Da alcuni passi biblici sembra che la componente mistica-entusiastica (estasi, musiche, canti, danze), che poteva estendersi anche ad altri, fosse una parte importante del loro operato (1Sam19,20-24; 1Re22,6;22,10-28]).
  • Profeti itineranti: In alcuni episodi (p.es. 1Sam10,5-8]) sono citati gruppi di profeti (anonimi) che sembrano essere itineranti, caratterizzati da un comportamento mistico-estatico. Con le debite differenze, possono essere paragonati ai gruppi pauperistici itineranti dell’Europa medievale.
  • Profeti carismatici: l’inizio della loro attività deriva da una diretta chiamata di Dio. La predicazione di questi profeti, appare prevalentemente in contrasto con il re, i sacerdoti, il popolo o gli altri profeti istituzionali. La vocazione di questi profeti da parte di Dio era finalizzata proprio al rimprovero e alla denuncia di comportamenti che si allontanavano dal suo volere, sia in materia religiosa che di giustizia sociale.

I profeti della Bibbia ebraica spesso ammoniscono gli Israeliti a pentirsi dei loro peccati e delle idolatrie, con minacce di punizioni o promesse di ricompense. Un secondo tema profetico è quello della venuta di un Messia.

Malgrado non tutti i profeti ebrei riconoscessero il potenziale divinatorio dei sogni, nelle storie di Giacobbe e di Salomone sono presenti sogni in cui è rivelata la presenza del dio Jahvè.

Secondo Maimonide, importante talmudista, tutte le profezie e le manifestazioni rivelate ai profeti sono fatte in sogni o visioni, anche se non viene detto esplicitamente. Secondo lui, le rivelazioni si ottengono in una visione e il profeta ne coglie il significato non appena si sveglia. I profeti sono gli interlocutori privilegiati di Dio, sono da Lui scelti.
Lo stato di sonno permette la soppressione dei sensi corporei, e questa è una delle teorie fornite da Maimonide per spiegare la ricezione dell’emanazione inviata da Dio. Sulla base di una facoltà immaginativa altamente sviluppata, la profezia è una perfezione acquisita, ma che può essere turbata da tristezza, rabbia e stanchezza.

Sempre secondo Malmonide, solo Mosè costituiva un’eccezione alla regola secondo cui Dio comunica la sua volontà ai suoi profeti attraverso sogni e visioni: «Non è così per il mio servo Mosè, tutta la mia casa è affidata a lui. Gli parlo faccia a faccia per prove, non per enigmi».

Benché i sogni ordinari siano considerati vanità ingannevoli e impure, nella visione apocalittica del libro di Gioele la discesa sulla terra dello Spirito si diffonderà su tutti: «i tuoi figli e le tue figlie profetizzeranno, i tuoi anziani faranno sogni, i tuoi giovani avranno visioni».

Secondo il Talmud, la profezia cessò in Israele dopo la ricostruzione del Secondo Tempio (515 a.C.), al termine dell’esilio babilonese. Da quel momento sono i capiscuola dei maestri farisei che disciplinano le pratiche mistiche.

I sogni nel Talmud

Secondo la tradizione ebraica, Mosè sul Monte Sinai ricevette, oltre alla Toràh scritta, anche una serie di dottrine, norme, interpretazioni della scrittura; questi insegnamenti verbali furono per secoli studiati ed arricchiti di nuove interpretazioni, che furono infine sistematizzate nel Talmud.

Nel Talmud il sonno è definito come ‘un sessantesimo di morte’, ovvero è uno stato che somiglia ad una ‘morte leggera’: come nella morte, nell’inattività del torpore l’anima abbandona questo mondo e sale nell’aldilà per fermarsi al cospetto di Dio. È allora che allo spirito, privo finalmente di materia, sono trasmessi i segreti della vita e il senso dell’esistenza.
il sogno è un percorso teso tra la vita e la morte, ovvero mette in contatto due mondi, quello terreno e quello spirituale, come viene esemplificato nel sogno della scala verso il Cielo di Giacobbe: noi siamo Cielo e Terra, corpo e anima.

I tre tipi di sogno

La tradizione ebraica individua 3 tipi di sogno:

  • Sogno naturale: il più diffuso, quello che facciamo tutti; esprime paure, desideri e fatti della vita.
  • Sogno profetico: codice di comunicazione con cui Dio si rivolge a profeti, patriarchi e grandi maestri; ma questa idea si è persa dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (586 a.C)
  • Sogno custode: si verifica nella seconda metà della notte; quando già abbiano sfogato i nostri sentimenti nei sogni naturali, Dio talvolta ci manda dei messaggi attraverso dei simboli che vanno interpretati.
    È il sogno di Giacobbe: è la scala della storia, che è fatta di cose che salgono e scendono; ma la salita e la discesa dipendono dall’uomo; tutto quanto accadrà nella storia, è scritto e voluto dall’uomo.
sogno della scala di Giacobbe: una scala sale verso il cielo, con angeli che salgono e scendono

Il sogno di Giacobbe mostra una scala che sale fino al Cielo, con Angeli che salgono e che scendono.

La scala unisce Cielo e Terra, corpo e anima, il creato al suo creatore.

I livelli della scala rappresentano i vari livelli di emanazione della divinità.
In effetti la mistica ebraica fu influenzata dalla filosofia di Plotino.

Le anime che scendono dalla scala si allontanano da Dio e si uniscono alla materia, ai corpi; le anime che avvicinano a Dio si lasciano alle spalle la materia, il corpo.

Il sogno come ‘profezia opaca’

A volte nel sogno Dio rivela anche il futuro, ma lo fa in modo velato: un futuro che comunque abbiamo la possibilità di modificare. Per quanto un presagio sia funesto, è solo un avvertimento su ciò che sta per accadere.
Quando Giuseppe rivela al faraone il significato dei suoi sogni, anche il faraone è spaventato all’idea che arrivi una carestia di sette anni; ma Giuseppe gli suggerisce il modo giusto per prepararsi ad affrontarla, e così l’Egitto riesce a superarla senza problemi.

«L’interpretazione appartiene al Signore»,
dice Giuseppe; infatti l’interprete comprende solo se il Signore vuole.

«Un sogno non interpretato è come una lettera mai aperta».
Queste sono le parole del rabbino Chisda, contenute nel Talmud.

I sogni ispirati da Dio possono essere profetici, ma sono una ‘profezia opaca’, in cui le parole di Dio si confondono con immagini simboliche e con gli affetti e i sentimenti del sognatore.

Sogni veritieri e sogni ingannevoli

I sogni più veritieri e profetici rientrano in queste categorie:

  • Sogni del mattino
  • Sogni in cui sei sognato da un buon amico
  • Sogno in cui viene sognata anche l’interpretazione.

Per migliorare i propri sogni, il Talmud consiglia la preghiera e il digiuno. Il digiuno può servire anche ad annullare un brutto sogno.

Bisogna tenere presente che anche i sogni più veritieri contengono parti fuorvianti, scorie, residui che appartengono ai pensieri di ogni sognatore.
D’altra parte anche i sogni ingannevoli, falsificati dalla vanità, possono contenere semi di verità.

In un passo del Talmud si racconta che un dottore consultò ben 24 interpreti di sogni a Gerusalemme e che, sebbene ognuno avesse fornito una interpretazione diversa del sogno che aveva fatto, alla fine tutte si rivelarono vere per qualche aspetto; perciò occorre stare attenti, se ne conclude, perché se l’interprete è ostile al sognatore e dà un’interpretazione non favorevole, essa potrebbe realizzarsi.

Il sogno è avvertimento, insegnamento, strumento di riflessione; illumina la coscienza, promuove l’evoluzione e fa uscire da schemi mentali stagnanti; può servire a tramutare l’angoscia in speranza. Ma ci vuole il giusto interprete; infatti il Talmud avverte di non raccontare i propri sogni a chiunque; ci vuole una persona che non inganni il sognatore per secondi fini, ma che gli esprima affetto.

Il sogno come esperienza religiosa ed etica

Secondo il Talmud, i sogni sono una delle tante esperienze che un essere umano può fare nella vita; perciò, come qualsiasi altra esperienza, possono essere interpretati e se ne possono trarre utili insegnamenti.

I sogni sono una forma di comunicazione religiosa se riescono a diventare comunicazione etica; ovvero si deve creare un rapporto tra:

  • il sognatore;
  • colui che è sognato;
  • colui che ascolta il sogno proprio o altrui;
  • colui che cerca di interpretare il sogno.

Questo rapporto può condurre tutte queste persone ad un’esperienza religiosa fondamentale, che consiste nel fare i conti con se stessi e con la propria verità profonda; ciò può servire a mettere in atto una trasformazione etica.

La dottrina chassidica è particolarmente attenta alla dimensioni psichica del sogno: lo intende soprattutto come mezzo per accedere alla dimensione interiore dell’uomo, per svelare le parti più nascoste della sua animo; il sogno restituisce all’uomo una visione più completa e autentica di se stesso.

Il sogno ci aiuta a conoscere meglio noi stessi; mostra emozioni, desideri, paure che magari nella veglia nascondiamo per vergogna; perciò è un momento di sfogo necessario.

La preghiera ebraica del buon sonno

Secondo il Talmud, la lettura dello Shemà prima di coricarsi a letto, aiuta ad avere un buon sonno e buoni sogni. In questa preghiera si chiede di venire illuminati dai giusti consigli e di essere protetti dagli incubi; infatti nel sonno l’anima si stacca dal corpo e percorre vari livelli spirituali, popolati sia da angeli sia da entità negative.

Signore del mondo, io perdono e scuso chiunque mi abbia irritato e mi abbia fatto inquietare o abbia peccato contro di me, sia contro il mio fisico che contro i miei averi, contro la mia dignità o verso tutto ciò che mi appartiene; sia che l’abbia fatto con violenza che spontaneamente, sia inavvertitamente che di proposito, con la parola e con l’azione, sia in questa fase della vita che in un’altra fase; (io perdono) ogni figlio di Israèl e non sia punito nessuno per causa mia. Ti sia gradito, Hashèm, mio Dio e Dio dei miei padri che io non pecchi più e cancella, nella Tua grande misericordia, i peccati che ho commesso davanti a Te, ma non mediante sofferenze e gravi malattie. Siano gradite le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore dinanzi a Te Hashèm, mia rocca e mio Redentore. Benedetto Tu (prima di mezzanotte si dice Hashèm, nostro Dio, Re del mondo) che fai scendere il vincolo del sonno sui miei occhi e il torpore sulle mie palpebre e che illumini la pupilla dell’occhio. Ti sia gradito, Hashèm, Dio mio e Dio dei miei padri, farmi coricare in pace e farmi alzare per una vita buona e in pace. Fammi partecipe della Tua Torà, abituami all’osservanza dei precetti e non abituarmi a commettere trasgressioni. Non farmi giungere al peccato, non mettermi alla prova e non farmi giungere al disprezzo; fa che domini in me l’istinto buono e non quello cattivo. Salvami dall’istinto cattivo, dalle malattie gravi e non mi turbino cattivi sogni e cattivi pensieri; sia il mio letto (riposo) completo davanti a Te e illumina i miei occhi affinché non mi addormenti nella morte. Benedetto (prima di mezzanotte si dice Tu Hashèm) colui che illumina tutto il mondo con la Sua gloria”.

I sogni nella Cabala ebraica

Secondo la tradizione ebraica, Mosè sul monte Sinai ricevette da Dio anche delle informazioni su pratiche occulte, e in seguito Dio continuò a trasmetterle anche ai Profeti.

Queste pratiche occulte furono analizzate solo da un ristretto gruppo di Maestri, i più saggi ed istruiti; questi studi e approfondimenti prendono il nome di Kabbalah. In ebraico Qabbaláh significa «ricezione», ma anche «tradizione.
I Cabalisti hanno attentamente analizzato anche i passi biblici in cui sono presenti elementi mistici e soprannaturali, come ad esempio la Creazione, il sogno della Scala di Giacobbe, il passaggio di Mosè attraverso il mare, ecc.

Inizialmente i testi della Cabala furono scritti con termini poco comprensibili all’infuori della stretta cerchia di eletti. In effetti si temeva che potessero essere usati impropriamente se fossero caduti in mani sbagliate. Di conseguenza, la Cabala nell’ambito dell’ebraismo rabbinico divenne segreta, proibita ed esoterica, e rimase tale per circa un millennio e mezzo.


Si distinguono tre tipi di Cabala, ciascuno con un intento diverso:

  • Cabala teosofica/speculativa (a cui ci si riferisce normalmente quando si parla di cabala ebraica senza altre specificazioni): cerca di capire e descrivere il regno divino e il rapporto tra un immutabile, eterno e misterioso Ein Sof (“senza fine”) e l’universo mortale e finito (creazione di Dio).
  • Cabala meditativa: cerca dei metodi per ottenere un’unione mistica con Dio tramite tecniche di meditazione e contemplazione estatica. Per meditare non ci si concentra su pensieri o immagini, ma su lettere scritte dell’alfabeto, in particolare le 72 lettere del nome di Dio.
  • Cabala pratica: cerca, con atti di magia bianca, di alterare i reami divini e il mondo. Era la forma più segreta di cabala, affidata solo agli animi assolutamente puri.

La cabala ebraica ha tutt’ora dei cultori, ma non è sempre ben vista all’interno dell’ebraismo; alcuni rabbini le riconoscono il merito di rinvigorire la fede e la preghiera, ma d’altro canto temono che possa sfociare in un eccesso di fantasie e credenze superstiziose.

Il testo principale della Cabala ebraica è lo Zohar (libro dello splendore), ma ce ne sono molti altri. Lo Zohar rappresenta il compendio, la «summa» delle dottrine cabalistiche medievali; in esso si ritrova la teoria delle dieci «Sefirot», quella dei quattro mondi, e quella della funzione preponderante che l’animo umano può esercitare nell’economia generale dell’universo..

Secondo il pensiero mistico dello Zohar, ogni notte il sogno offre la possibilità di viaggiare verso una nuova consapevolezza di sé nel dialogo con Dio. La conoscenza include sia la conoscenza degli altri esseri umani (che sono infinite immagini di Dio) sia quella di Dio.

Le dieci Sefirot e l'albero della vita
Le dieci Sefirot dell’Albero della Vita. Le Sefirot sono ‘emanazioni’ della divinità.
C’è un forte legame tra questa rappresentazione e il sogno della scala di Giacobbe.

Nei libri della Cabala c’è attenzione per i sogni: ne vengono spiegati uso e interpretazione, ma questo sapere doveva rimanere riservato ad una cerchia molto ristretta di eletti.

In genere la cabala ebraica interpreta i sogni usando l’albero della vita e le dieci Sefirot come riferimento per rintracciare simbologie e significati.

Ogni Sefirot ha un significato, degli attributi: corrisponde ad una specifica parte del corpo umano, a determinati personaggi biblici, ed è associata a una gamma di significati simbolici. L’albero della vita è il diagramma in cui le dieci Sefirot vengono raffigurate. I tre pilastri dell’albero della vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (o la Grazia, a destra), la Forza (o la Severità, a sinistra), e la Compassione (al centro). Solo la via mediana, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita può divenire quello della conoscenza del bene e del male (quello biblico). I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione.

La cabala e i numeri

Già nel I secolo gli ebrei credevano che la Torah e i testi canonici più estesi contenessero messaggi codificati dal significato nascosto. La Ghematria Ã¨ uno dei metodi per scoprire tali significati nascosti. L’ebraico, a differenza di molte altre lingue, non ha mai sviluppato un alfabeto numerico a sé stante, perciò i numeri si rappresentano con le lettere dell’alfabeto. Convertendo le lettere in numeri, i cabalisti sono stati in grado di trovare un significato nascosto in ogni parola e di trovare delle corrispondenze. Questo metodo di interpretazione è stato utilizzato estensivamente nella cabala.

Sogni per prevedere il futuro

La religione ebraica proibisce la divinazione; tuttavia non esclude che nei sogni ci sia la possibilità di conoscere il futuro, perciò l’oniromanzia è tollerata per interpretare i sogni che possono avere un carattere profetico.

La distinzione tra divinazione e interpretazione è sottile e spesso difficile da delineare. In pratica, per l’ebraismo è vietata la divinazione, ovvero cercare di prevedere il futuro facendo appello a poteri occulti al di fuori della divinità monoteista.

Invece non vi è alcun divieto di capire e interpretare il passato, né di giungere ad una maggiore comprensione delle situazioni presenti e future. In effetti, si ritiene che i giusti abbiano accesso a conoscenze occulte:

  • Attraverso l’ispirazione acquisita dalla Cabala.
  • Attraverso i sogni e l’incubazione (che induce a sogni di chiaroveggenza).
  • Attraverso bburim (possessioni positive) e maggidim (rivelazioni da possessione spiritica), e/o vari metodi di profetare.

Si può fare una ‘domanda al sogno’

Alcuni cabalisti affermano che si può fare una domanda al sogno per ricevere una risposta ad un problema; si può raggiungere uno stato profetico mentre si sogna e ricevere una risposta divina alla domanda su cui si medita prima di addormentarsi. Per facilitare il raggiungimento di questo stato, la sera prima occorre digiunare, purificarsi e meditare leggendo la Bibbia, precisamente Esodo 14:19-21.

Fasi (o livelli) del sognare:

  1. Sogni di lotta: si lotta per la sopravvivenza, per il cibo, denaro, ecc.; sono spesso incubi, fanno paura.
  2. Sogni di cuore, di emotività: esprimono sentimenti, amore odio, sofferenza, ecc
  3. Sogni di mente: sono sogni che permettono di analizzare, chiarificare, e anche modificare gli eventi; i sogni ricorrenti possono essere modificati, c’è la capacità di cambiare la storia; questi sono i sogni della Torah; sono sogni profetici.

Il sogno, oltre ad essere un sessantesimo di morte, è anche un sessantesimo di profezia, ma solo se fatto ai livelli più alti.
Dai sogni si può capire la condizione spirituale del sognatore: se fa sogni che parlano solo di vanità e degradazione, non ha scacciato le impurità dalla sua vita; solo chi ha mani pulite e cuore puro può salire verso il cielo.
Dio aiuta l’uomo, ma anche l’uomo deve fare la sua parte.
Per la mistica ebraica, in ogni caso, il sogno e l’immaginazione sono importantissimi, essenziali alla vita: danno speranza, conforto e contribuiscono a creare il futuro.

Il sogno è ciò che lega il nostro passato e il nostro futuro; è importante sognare per poter costruire la vita.

La ‘chiave dei sogni’ di Salomone Almolì

Salomone Almolì era un grande rabbino cabalista di Costantinopoli vissuto nel 1500;  spinto da pressanti richieste dei suoi contemporanei, decise a malincuore di scrivere un libro per rivelare il senso dei simboli onirici e il modo di cambiare l’eventuale cattiva sorte in essi nascosta.

Questo libro, Pitron Ḥalomot o Mefasher Ḥelmin (Chiave dei sogni), scritto in ebraico antico, è il più noto e stampato di tutte le sue opere.
Almolì fornisce interpretazioni profetiche dei sogni, ma anche simboliche e metaforiche; a volte si basano su aspetti linguistici, assonanze e giochi di parole.

Almolì pagò cara la sua decisione; per il fatto di aver rivelato in questo libro delle cose che dovevano rimanere segrete, fu abbandonato dai rabbini della sua città e visse in solitudine fino alla morte.
Il suo libro fu comunque molto letto e stampato più volte e fornì le basi per tanti altri testi sull’interpretazione dei sogni.

Le altre “cabale” non ebraiche

La Kabbalah cominciò ad essere nota in Europa a partire dal XII secolo d. C, in epoca medievale. Poi conobbe un’importante diffusione nel Rinascimento; a partire da questo periodo ha influenzato sia il cristianesimo sia il pensiero magico, da cui si sono sviluppate “altre cabale” (che però non hanno quasi più niente a che fare con la religione ebraica, che anzi le proibisce):

  • La cabala cristiana: applica metodi della Cabala ai testi e alla teologia cristiana per veicolare un messaggio cristiano. Uno dei più noti studiosi fu Pico della Mirandola.
  • La cabala ermetica: considera i testi ebraici come prodotti di un’antica saggezza universale e fonde alcuni elementi della cabala ebraica con il pensiero magico, l’alchimia, l’occultismo, ecc.
  • Cabala napoletana: conosciuta come la Smorfia, è un’altra forma di “esoterismo” che prende spunto dalla cabala per interpretare i sogni e ricavarne dei numeri.

Ebraismo e psicanalisi

Freud era un ebreo senza fede, non praticante; tuttavia si sentiva di appartenere, storicamente e socio-culturalmente, alla comunità religiosa ebraica.

Sin dalle origini, l’eredità ebraica influisce sulla costruzione teorica e sul metodo clinico della psicanalisi.
Entrambe lavorano molto sulla “parola”, alla ricerca di significati profondi.

Interpretare un testo biblico, in fondo, non è così diverso dall’interpretare un sogno.
E forse, anche nel far emergere i valori dei sogni, in Freud è risuonata, magari da lontano, una qualche eco della mistica ebraica, anche per quanto riguarda l’importanza data alla relazione tra chi racconta e chi interpreta il sogno.


FONTI:

LIBRO PER APPROFONDIRE:

Roberto Colombo, Sognare e sapere: l’interpretazione dei sogni secondo la mistica ebraica

Henri Sérouya, La Cabala

IMG: William Blake, Eliyak

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