I sogni nell’Ottocento, tra Romanticismo, scienza, spiritismo

L’Ottocento è un secolo in cui il sogno, dopo essere stato messo un po’ da parte nell’epoca del razionalismo e dell’Illuminismo, ritorna sulla scena da grande protagonista: i romantici lo esaltano al massimo, la filosofia lo riscopre, l’arte lo celebra, la scienza inizia a studiarlo. I filosofi romantici cominciano a parlare di ‘inconscio’ e gettano le basi della psicologia come scienza.
A fine secolo l’ipnosi viene usata come terapia per l’isteria, e Freud inizia proprio allora a pensare ad una possibile origine psicologica di certi disturbi. Parallelamente, con il crescente interesse per lo spiritismo, anche magia, esoterismo e occultismo tornano in auge, e la scienza comincia ad interrogarsi sui cosiddetti “fenomeni paranormali”, anche in relazione ai sogni, alle visioni e ad altri stati alterati di coscienza.

Selene appare in sogno ad Endimione addormentato, dipinto

La nozione di inconscio

Nell’800 già si può vedere emergere la nozione di inconscio, inizialmente esplorata specialmente da scrittori tedeschi; essi per certi aspetti hanno anticipato le successive teorie elaborate da Freud. 

Il concetto di inconscio comnincia a delinearsi all’interno della “filosofia della natura”, a cui aderiscono diversi filosofi tedeschi all’inizio del XIX secolo. Questa filosofia si basa sulla nozione di “organismo unitario” che sta alla base di ogni essere individuale e che costituisce l’unità profonda e inconscia del mondo (identificato poi con Dio o l’Assoluto). Questo tema inizia con Johann Herder, il precursore, poi prosegue con Goethe, Schelling e Schubert, e poi fu approfondito all’interno della corrente della “psicologia romantica” con Carl Gustav Carus, Gustav Theodor Fechner e Eduard von Hartmann.

I filosofi romantici tengono l’inconscio in grande considerazione, al punto da ritenerlo l’unica vera realtà; da esso hanno origine i sogni, la poesia, le opere d’arte. 

«L’uomo è un mendicante quando pensa,
un dio quando sogna.»
{Friedrich H̦lderlin РIperione}

SCHELLING

È nella filosofia di Schelling che l’idea di “inconscio psichico” diventa una nozione fondamentale della “scienza dell’anima” (ovvero della psicologia). Con “inconscio” Schelling si riferiesce non solo a memorie dimenticate o percezioni indistinte, ma al fondamento ultimo dello spirito umano: l’inconscio affonda le sue radici nella vita invisibile all’universo e costituisce quindi il “senso interiore” dell’uomo, o “senso universale”, il legame più profondo che unisce l’uomo alla natura; è ciò che, anche dopo la ‘caduta dal Paradiso’, gli permette comunque di comprendere direttamente l’universo.
Schelling concepisce la Natura come un’intelligenza addormentata, che mira però a risvegliarsi, evolvendosi dagli organismi inferiori e passando man mano a quelli superiori, fino a diventare pienamente autocosciente nell’uomo.
L’inconscio si manifesta direttamente nel fenomeno del sognare, oltre che nelle manifestazioni della mente affini alla follia, come l’estasi mistica, l’ispirazione poetica e artistica, il “sonnambulismo magnetico” (quella sorta di ‘ipnosi’ indotta da Mesmer), ecc.
Per Schelling, la follia costituisce l’essenza più profonda, la base costitutiva dello spirito umano: «Gli uomini che non hanno in sé la follia sono uomini di intelligenza vuota e sterile». Contrariamente all’approccio razionalista, Schelling non si propone di intendere la follia dalla ragione, ma la ragione stessa dalla follia, come “irragionevolezza superata”. 

CARL GUSTAV CARUS

Carl Gustav Carus attribuisce all’inconscio le seguenti caratteristiche :

  • Guarda al futuro e al passato, ma ignora il presente.
  • È instancabile: non ha bisogno di periodi di riposo come la nostra vita cosciente, che invece ha bisogno di riposare e ricostituire le sue forze, cosa che fa proprio immergendosi nell’inconscio;
  • È fondamentalmente sano e non conosce malattie, il “potere curativo della natura” risiede dentro di lui.
  • Obbedisce a leggi inevitabili che gli sono specifiche e non ha libertà.
  • È dotato di una saggezza innata: ignora la prova, l’errore e l’apprendimento.
  • Ci collega al resto del mondo, e in particolare ai nostri simili, sebbene questo legame sia per definizione inconscio.

Quest’ultimo punto è essenziale poiché stabilisce che l’inconscio di ogni uomo è in relazione con quello di tutti gli uomini, principio che ispirerà Jung mezzo secolo dopo per lo sviluppo del suo concetto di “inconscio collettivo “.

Il sogno rivalutato

In ambito tedesco ci sono vari medici-filosofi della natura che iniziano ad interessarsi al sogno.
Mentre nei due secoli precedenti (‘600 e ‘700) si tendeva a spiegare il sogno come qualcosa di legato al corpo, con il Romanticismo il sogno diventa una manifestazione essenzialmente spirituale.

Il sogno è da loro interpretato come un
parziale e temporaneo ritorno
dell’individuo cosciente
alla sfera universale dell’inconscio.

Gotthilf Heinrich Shubert. seguace di Schelling e Novalis, riteneva che i sogni fossero ‘una liberazione dello spirito dal potere della natura esterna, una liberazione dell’anima dai vincoli dei sensi’.

I.P.V. Troxler, un medico e pensatore allievo di Schelling, nei suoi aforismi scrisse che ‘la veglia è solo e solamente un sogno’, sovvertendo la percezione comune di queste esperienze.

Schopenhauer: “il sogno dipende da stimoli organici interni, e non è affatto influenzato dall’esterno. Essi agiscono sull’Io, che è il vero organizzatore della rappresentazione onirica, il direttore del teatro, potremmo dire. Nel sogno, in fin dei conti, ognuno è uno Shakespeare”. 

J.H. Fichte (il figlio del più famoso Fichte) dedica una parte del suo libro ai sogni e fantasie. Dice che è la fantasia a produrre i sogni e che i sogni a volte possono rivelarsi più interessanti della veglia perché mettono in evidenza contenuti inaspettati e preziosi della dimensione inconscia della psiche. 

I sogni nell’arte

Il sogno diventa un soggetto molto importante dell’arte dell’Ottocento, soprattutto nelle correnti del romanticismo e del simbolismo; pittura, poesia, narrativa si popolano di sogni, incubi, visioni, premonizioni, ecc; si valorizzano al massimo facoltà creative, immaginazione, attività artistica; i sentimenti vengono rappresentati anche nelle loro manifestazioni irrazionali, incontrollate e spontanee (come si possono trovare, ad esempio, nell’infanzia, o nelle culture cosiddette ‘primitive’).
Il poeta romantico si fa ‘veggente’: la sua sensibilità gli permette di vedere al di là, e nel sogno trova la sua missione e la sua voce più autentica. Tantissimi sono i poeti romantici che rivolgono particolare attenzione al sogno e alla dimensione onirica: Novalis, Jean Paul, Victor Hugo, Herder, Tieck.

Via libera anche a spiriti, fantasmi, spettri, ‘presenze’ di vario tipo, creature ripescate dalle fiabe e dal folklore (elfi, fate, folletti, ecc ecc). Per quanto riguarda i sogni, tornano alla ribalta Incubi, Succubi, Alpes, Mares, e tutta la folta schiera dei personaggi delle leggende medievali e della tradizione popolare; le tenebre tornano a popolarsi di figure misteriose e inquietanti.
Si fa strada la moda del “poeta maledetto” (Da Byron a Rimbaud, Baudelaire, ecc), che cerca nell’assenzio, nell’alcol, nelle droghe, nello ‘sregolamento dei sensi’ un accesso ad un ‘altro mondo’, con stati allucinatori e alterazioni di coscienza che ispirano la creatività artistica.
 

Nasce la psicologia come materia scientifica

Nel corso dell’Ottocento, accanto al romanticismo e all’idealismo tedesco, si può notare ad un certo punto l’emergere di un sentimento parallelo, che tende a controbilanciare gli slanci sentimentali e le astrazioni metafisiche romantiche con un atteggiamento più concreto e razionale; è il positivismo, che si affida con fiducia al progresso scientifico tecnologico e si sforza di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. Il positivismo rappresenta cultura e ideali della classe borghese e della moderna società industriale.

La psicologia come materia scientifica nasce in Europa nella seconda metà dell’Ottocento. Tra il 1850 e il 1870 vari scienziati, in particolare fisici e medici, iniziarono a occuparsi dello studio della psiche analizzando le sensazioni, le emozioni e le attività intellettive.

Il merito di aver fondato la psicologia come disciplina accademica spetta al tedesco Wilhelm Wundt (1832-1920), che, grazie al suo costante studio e ricerca, riuscì a dare alla materia un assetto organico. A Lipsia nel 1875 fondò un laboratorio di ricerca psicologica, a cui affluirono allievi da tutto il mondo, che si dedicarono a studi sui tempi di reazione, l’attenzione, le associazioni mentali e la psicofisiologia dei sensi.

Negli anni in cui operava il laboratorio di Wundt, il filosofo austriaco Franz Brentano (1838-1917) propose un approccio diverso alla psicologia, più filosofico e perciò meno sperimentale, che Brentano definiva “intenzionalità”. Con le sue idee diede vita alla cosiddetta scuola di Brentano (prima a Würzburg e poi a Vienna). Brentano può essere ritenuto il secondo padre della psicologia.

Le tradizioni wundtiana e brentaniana rappresentarono per decenni i due grandi filoni di ricerca nella psicologia sperimentale e teorica. La scuola di Brentano, in particolare, influenzò Sigmund Freud.

Studi scientifici sul sogno

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento vari studiosi iniziarono ad interessarsi ai sogni da un punto di vista scientifico

Alfred Maury, medico francese  rappresentante di una teoria del sogno organico. Condusse una serie di studi sperimentali sui sogni: gli esperimenti consistevano nell’esporre il dormiente a stimoli esterni per osservare in che modo influenzassero il contenuto del sogno. 

Nel 1861, K.A. Scherner, pubblicò “La vita del sogno”, apportando un grande contributo alla visione teorica nonché alla funzione simbolica del sogno e connotandosi come fonte di ispirazione per il lavoro di S. Freud. Secondo l’autore, i sogni, si esprimono in un linguaggio simbolico equivalente, ad esempio se si sogna un amico in piedi in mezzo alla neve probabilmente quella persona sarà, per il sognatore, fredda e distaccata. Inoltre, i sogni riportano simboli collegabili alla fisiologia umana.

Hyppolyte Berheim, neurologo di Nancy, e Jean-Martin Charcot, neurologo alla Salpètriere di Parigi, studiano le applicazioni terapeutiche dell’ipnosi. Anche il giovane Freud segue le lezioni di Charcot e apprende l’ipnosi come metodo di cura per l’isteria.

Nel 1867 va ricordato che esce anche l’opera del marchese Hervey de Saint-Denys, Les Rêves et les moyens de les diriger (I sogni e i modi per dirigerli), in cui raccoglie  le sue personali osservazioni sui suoi propri sogni, frutto delle annotazioni di una vita; in particolare spiega il sistema che ha messo a punto per ‘dirigerli’, ovvero sognare lucidamente ciò che desidera.

Alla fine dei XIX secolo, Freud iniziò ad interessarsi ai sogni in quanto non riusciva a trovare cause organiche ai disturbi accusati dai pazienti; arrivò alla conclusione che questi dovessero essere necessariamente di origine psichica e che uno dei modi per giungere ai segreti della psiche era proprio il sogno. Siamo ormai all’alba del nuovo secolo, il Novecento, ed esattamente nell’anno 1900 uscirà l’Interpretazione dei sogni di Freud, con cui inizia la psicanalisi.

Emerge un grande interesse per fenomeni occulti, esoterismo, occultismo e spiritismo

Dopo l’epoca del Romanticismo, che recuperò i valori della spiritualità, dell’arte e dell’immaginazione, nella seconda metà dell’Ottocento si assiste ad un rinnovato interesse nei confronti dell’occultismo e dell’esoterismo magico.

In quegli anni nasce anche lo spiritismo, ovvero l’interesse per fenomeni paranormali e le attività dei medium che sostengono di comunicare con gli spiriti.

Nell’ultimo scorcio del XI secolo sorgono numerose organizzazioni e società segrete nelle quali la magia ha un ruolo significativo. 

Gli esoteristi dell’’800 vedono il sogno come un mezzo per accedere a livelli di attività mentale o spirituale al di là della coscienza. 

Vengono pubblicate opere che raccolgono resoconti di fenomeni paranormali di vario tipo:  percezioni extrasensoriali, telepatia, premonizioni, ecc. Molti di questi fenomeni avvengono durante i sogni, o in stati alterati di coscienza (trance, visioni, allucinazioni).

La parapsicologia nasce proprio per investigare i presunti fenomeni paranormali da un punto di vista scientifico. Nel 1885 a New York viene fondata l’American Society for Psychical Research (ASPR) soprattutto grazie al supporto dello psicologo William James.


RIFERIMENTI:

UN LIBRO PER APPROFONDIRE:

Albert Béguin, L’anima romantica e il sogno

IMG: Victor Florence Pollett

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