I sogni nella Preistoria

Come dormivano gli uomini primitivi? Cosa sognavano? Per rispondere a queste domande dobbiamo viaggiare indietro nel tempo fino ad arrivare alla Preistoria; I primi uomini sono comparsi sulla Terra 2,5-2,6 milioni di anni fa; erano riuniti in comunità di cacciatori e raccoglitori; si spostavano spesso e non avevano un’abitazione stabile. Quando arrivava la notte, non era proprio un bel momento: faceva freddo, buio, e si trovavano esposti a mille pericoli. Eppure anche loro hanno trovato il modo di dormire e sognare, anche se erano sonni molto diversi da quelli che facciamo noi oggi! ^^

Dormire nelle grotte, o all’aperto

Di certo gli uomini primitivi non avevano una camera da letto, e nemmeno qualcosa che si possa definire ‘letto’. Passavano la notte in ripari di fortuna, dentro grotte o caverne. Dormivano per terra, ammucchiando un po’ di foglie a mo’ di rudimentale ‘materasso’. Tuttavia già esaminando questi ‘materassi’ notiamo qualcosa di sorprendente: le foglie non erano casuali, ma venivano scelte quelle che avevano la proprietà di allontanare insetti e zanzare. Infatti l’uomo preistorico imparò assai presto a farsi una cultura botanica: conosceva benissimo, anche meglio di noi, le proprietà delle erbe.

Durante i loro spostamenti, a questi primi uomini sarà di certo capitato di dormire anche all’aperto, esposti a ogni pericolo; si saranno perfino abituati a dormire sopra un albero pur di evitare di essere aggrediti dagli animali feroci. Di certo non erano sonni molto rilassanti! Il sonno, come si può ben capire, in queste circostanze rappresentava un momento di massima vulnerabilità.

Tutti intorno al fuoco

Le cose andarono decisamente meglio quando avvenne la scoperta del fuoco, che certamente oltre a cuocere i cibi si rivelò utilissimo, la sera, per tenere lontani gli animali feroci e per riscaldare e illuminare le grotte.

In quel periodo l’uomo inizia a fare qualcosa di meraviglioso, di cui ancora oggi c’è traccia, e che possiamo ammirare: fa dei disegni sulle pareti delle caverne in cui trova riparo; nasce così la pittura rupestre. Questi ‘affreschi’ primordiali rappresentano grandi scene di caccia che avevano uno scopo propiziatorio. In pratica vi possiamo ravvisare già qualcosa di un po’ onirico, se è vero che i sogni sono desideri: sicuramente i nostri antenati con queste figure rappresentavano il loro sogno, ovvero il desiderio, la speranza e l’augurio di fare un buona caccia, di prendere tanti grossi bisonti, cervi, ecc.


PRIMA RAPPRESENTAZIONE di un sogno

Nelle grotte di Lascaux, in Francia, c’è un dipinto murale molto interessante che rappresenta un uomo disteso. Vicino a lui c’è un bisonte colpito da una grossa freccia al ventre, e si vedono anche tutte le viscere escono fuori.

uomo che sogna, dettaglio della grotte di Lascaux
Uomo che sogna, particolare delle pitture rupestri delle grotte di Lascaux

Il dettaglio interessante è che questo uomo ha il pene eretto; questo è un indizio chiave che ci fa dire con certezza che questo disegno rappresenta un uomo che sta sognando: infatti nella fase REM c’è l’erezione; quest’uomo sogna di colpire un bisonte con la sua lancia.
Vicino a lui c’è un uccello, e anche l’uomo, a ben vedere ha la testa di un uccello; è possibile che in sembianza di uccello fosse rappresentato un essere in grado di portare via l’Anima durante il sonno, e poi di restituirla al risveglio (gli Egizi ricorrono allo stesso simbolo iconografico, con l’uccello Ba).


Possiamo facilmente immaginare che queste comunità passassero molto tempo a chiacchierare intorno al fuoco; Il fuoco veniva acceso quando faceva buio; serviva a cucinare, e poi era sicuramente piacevole stare seduti in cerchio a godersi il suo tepore per un po’; chissà quante storie si raccontavano prima di essere presi dalla stanchezza e dal sonno!
Il sonno però non doveva essere comunque né molto comodo né molto lungo; quando si dorme tutti insieme, è facile essere svegliati; e poi qualcuno doveva pur sempre aver cura di ravvivare il fuoco ed evitare che si spegnesse.

Sogni di caccia e di pietre

Non si sa di preciso cosa sognassero gli uomini preistorici, ma possiamo immaginare che i loro sogni fossero pieni di scene di caccia; gli incubi più frequenti saranno stati quelli di essere aggrediti da animali o da nemici di clan rivali. Spesso avranno anche sognato il cibo, e il fuoco stesso, che probabilmente proprio adesso inizia a diventare anche un grande simbolo psichico; e poi in molti sogni si saranno visti intagliare pietre, attività ripetitiva che li occupava molto perché serviva a forgiare armi, frecce per cacciare, e vari altri utensili. Le donne erano raccoglitrici, ed è assai probabile che anche nei loro sogni fossero spesso intente a cercare bacche, frutti e radici.
E poi è probabile che a volte sognassero i defunti. Questo tipo di sogni li avrà certamente molto colpiti, impressionati e commossi.

Sogno e realtà tendono a formare un’unica dimensione

Di notte, dicevamo, non si poteva dormire granché: le condizioni ambientali (tra insetti, rumori, ecc) non erano favorevoli a lunghe dormite; ma i risvegli frequenti, contrariamente a quanto si può immaginare, favoriscono il ricordo dei sogni e li rendono anche più vividi.
Durante quelle lunghe notti, ci sarà stato parecchio movimento: chi si svegliava probabilmente correva vicino al fuoco a scaldarsi e a raccontare al più anziano del gruppo i sogni che aveva fatto; poi tornava a dormire per un altro po’, e così via. Sogno e realtà sfumavano continuamente l’uno dentro l’altro; non c’era l’idea che la realtà fosse separata o più importante del sogno; erano due dimensioni che si integravano sempre l’una con l’altra.

Di sicuro il sogno doveva avere molta importanza per loro, analogamente a quanto vediamo avvenire nelle cosiddette ‘società primitive’ che sono tutt’ora presenti nella nostra epoca; per modo di vivere e per cultura sono molto simili, tanto che l’osservazione e lo studio di queste popolazioni del presente può aiutarci a ricostruire abitudini, credenze e rituali delle prime comunità umane della storia.

I sogni all’origine delle idee di Anima e Aldilà…

Vari indizi inducono a ritenere che proprio grazie all’esperienza del sogno l’uomo sia arrivato a concepire l’idea di Anima: come può infatti un uomo essere disteso nel suo giaciglio dove sta dormendo con gli occhi chiusi, e contemporaneamente vedere cose e luoghi lontani, muoversi in altri spazi, incontrare persone, ecc?
L’uomo se lo spiega ipotizzando che deve esserci una parte di lui che, mente giace addormentato, si distacca dal corpo fisico e viaggia in altri mondi, nel ‘mondo del sogno’; questa parte è l’Anima, che poi, al risveglio, torna nel corpo fisico e si reintegra in esso.  
L’Anima dev’essere qualcosa di leggero, perché nel sogno si può volare! E si possono anche incontrare i defunti; perciò deve esserci un ‘luogo’ dove si va dopo la morte, e in cui si continua a vivere; un luogo che non è raggiungibile da vivi. Forse lì vanno tutte le Anime dopo la morte, e il corpo morto rimane qui sulla terra. Ecco spiegato anche l’Aldilà.

…. e del culto dei defunti…

Gli uomini preistorici inizialmente abbandonavano i cadaveri dei morti dove capitava. Ad un certo punto, però, iniziarono a proteggere i corpi dei defunti dagli animali feroci, coprendoli con delle pietre. Poi impararono a seppellirli nelle caverne o in tombe collettive; il rito della sepoltura si fece poi sempre più complesso; si fece strada l’idea che i morti dovessero essere onorati; vengono sepolti con collane, braccialetti, gioielli, armi, oggetti vari e preziosi.

I defunti possono apparire in sogno per dare consigli, ma a volte si mostrano anche arrabbiati, se non si fa quello che dicono, se si trasgredisce il loro volere. I morti, quindi, vanno anche placati perché non possano nuocere ai vivi.
I luoghi delle sepolture, man mano che le società si evolvono, diventano sempre più importanti e complessi, e si elaborano sistemi di offerte, riti, sacrifici.

… e delle religioni

Probabilmente alla rappresentazione dei primi dèi può aver contribuito l’apparizione onirica di antenati defunti. Quando alcuni membri di una tribù sognano il capoclan defunto, gli altri, impressionati, si convincono che lui continui a vivere in un Aldilà, da cui però può continuare a dare ordini.

Nascono così le religioni, che con il tempo prendono una forma sempre più organizzata e codificata.

Alcuni studiosi, osservando reperti e pitture rupestri, hanno ipotizzatola l’esistenza di una “religione delle caverne“, concepite come luoghi ponte, in cui si possono svolgere riti propiziatori, incubare i sogni, o usarle come tombe.

Si è anche ipotizzato che forse già nel Paleolitico fossero presenti culti della Dea Madre (nelle caverne sono state ritrovate varie statuette femminili), e che all’interno delle caverne si svolgessero, oltre alle incubazioni oniriche, anche pratiche sciamaniche, con l’assunzione di particolari erbe allo scopo di raggiungere lo stato di trance; non c’è però un parere unanime a riguardo.

Dalla grotta alla capanna: i primi villaggi

Ad un certo punto, nel Neolitico, l’uomo passò da una vita nomade ad una stanziale; iniziò a coltivare la terra e ad allevare animali; costruì delle capanne in cui andare a vivere e sorsero i primi villaggi. Iniziò ad erigere anche costruzioni di grandi dimensioni, comprese primitive torri e mura.

Le grotte venivano ancora usate come luoghi per l’incubazione onirica: quelli erano luoghi speciali, luoghi-soglia che facilitavano la comunicazione con la divinità.

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FONTI:

IMG: Grotte di Lascaux (particolare)

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